30. Il principe granchio da BERN. III 1O, El Granzio, Venezia.
Fiaba piuttosto rara, in un' originale versione, tutta acquatica,
con quel complicato labirinto di condutture sotterranee, il personaggio della
ragazza coraggiosa e nuotatrice, la scena da balletto del concertino sugli
scogli con le otto damigelle. 1 miei interventi sul testo si limitano a una
maggiore specificazione deI personaggio della principessa assorta osservatrice
dei costumi dei pesci; delle condutture subacquee, nel testo un po' confuse;
del funzionamento dell'involucro di granchio; e a un' accentuata coreografia
delle damigelle sugli scogli.
Trovo menzione d'una variante montanara nel Trentino: «In Val di
Primiero c'è la storia d'un gambero sotto la cui forma si nascondeva un
principe incantato. Una principessa muove a liberarlo e va sulla sponda del
mare montata sopra un filo di fieno. Incanta con la musica la fata delle acque
e tutti i pesci, ed a quella strappa il garofano che aveva in fronte, e nel quale
stava la virtù degli incantesimi. Gli altri pesci tornano uomini come erano
prima, ed il gambero diventa suo sposo" (ANGELA NARDO CIBELE, Zoologia
popolare veneta, Palermo 1887).
Una volta c'era un pescatore che non riusciva mai a pescare
abbastanza da comprare la polenta per la sua famigliola.
Un giorno, tirando le reti, sentì un peso da non poterlo
sollevare, tira e tira ed era un granchio così grosso che non bastavano due
occhi per vederlo tutto.
- Oh, che pesca ho fatto, stavolta! Potessi comprarmici la polenta
per i miei bambini!
Tornò a casa col granchio in spalla, e disse alla moglie di
mettere la pentola al fuoco che sarebbe tornato con la polenta. E andò a
portare il granchio al palazzo del Re.
- Sacra Maestà, - disse al Re, - sono venuto a vedere se mi fa la
grazia di comprarmi questo granchio. Mia moglie ha messo la pentola al fuoco ma
non ho i soldi per comprare la polenta.
Rispose il Re: - Ma cosa vuoi che me ne faccia di un granchio? Non
puoi andarlo a vendere a qualcun altro?
In quel momento entrò la figlia del Re : - Oh che bel granchio,
che bel granchio! Papà mio, compramelo, compramelo, ti prego. Lo metteremo
nella peschiera insieme con i cefali e le orate.
Questa figlia del Re aveva la passione dei pesci e se ne stava
delle ore seduta sull' orlo della peschiera in giardino, a guardare i cefali e
le orate che nuotavano. Il padre non vedeva che per i suoi occhi e la contentò.
Il pescatore mise il granchio nella peschiera e ricevette una borsa di monete
d' oro che bastava a dar polenta per un mese ai suoi figlioli.
La Principessa non si
stancava mai di guardare quel granchio e non s'allontanava mai dalla peschiera.
Aveva imparato tutto di lui, delle abitudini che aveva, e sapeva anche che da
mezzogiorno alle tre spariva e non si sapeva dove andasse. Un giorno la figlia
del Re era lì a contemplare il suo granchio, quando sentì suonare la
campanella.
S'affacciò al balcone e c'era un povero vagabondo che chiedeva la
carità. Gli buttò una borsa di monete d' oro, ma il vagabondo non fu lesto a
prenderla al volo e gli cadde in un fosso. Il vagabondo scese nel fosso per
cercarla, si cacciò sott' acqua e si mise a nuotare. Il fosso comunicava con la
peschiera del Re attraverso un canale sotterraneo che continuava fino a chissà
dove. Seguitando a nuotare sott'acqua, il vagabondo si trovò in una bella
vasca, in mezzo a una gran sala sotterranea tappezzata di tendaggi, e con una
tavola imbandita. Il vagabondo uscì dalla vasca e si nascose dietro i tendaggi.
A mezzogiorno in punto, nel mezzo della vasca spuntò fuori dall' acqua una Fata
seduta sulla schiena d' un granchio. La Fata e il granchio saltarono nella
sala, la Fata toccò il granchio con la sua bacchetta, e dalla scorza del
granchio uscì fuori un bel giovane. Il giovane si sedette a tavola, la Fata
batte la bacchetta, e nei piatti comparvero le vivande e nelle bottiglie il
vino. Quando il giovane ebbe mangiato e bevuto, tornò nella scorza di granchio,
la Fata lo toccò con la bacchetta e il granchio la riprese in groppa, s'immerse
nella vasca e scomparve con lei sott'acqua.
Allora il vagabondo uscì da dietro ai tendaggi, si tuffò anche lui
nella vasca e nuotando sott'acqua andò a sbucare nella peschiera del Re. La
figlia del Re che era lì a guardare i suoi pesci, vide affiorare la testa del
vagabondo e disse: - Oh: cosa fate voi qui? - Taccia, padroncina, - le disse il
vagabondo, - ho da raccontarle una cosa meravigliosa -. Uscì fuori e le
raccontò tutto.
- Adesso capisco dove va il granchio da mezzogiorno alle tre! -
disse la figlia del Re. - Bene, domani a mezzogiorno andremo insieme a vedere.
Così l'indomani, nuotando per il canale sotterraneo, dalla
peschiera arrivarono alla sala e si nascosero tutti e due dietro i tendaggi. Ed
ecco che a mezzogiorno spunta fuori la Fata in groppa al granchio. La Fata
batte la bacchetta e dalla scorza del granchio esce fuori il bel giovane e va a
mangiare. Alla Principessa, se il granchio già le piaceva, il giovane uscito
dal granchio le piaceva ancora di più, e subito se ne sentì innamorata.
E vedendo che vicino a lei giaceva la scorza del granchio vuota,
ci si cacciò dentro, senza farsi vedere da nessuno.
Quando il giovane rientrò nella scorza di granchio ci trovò dentro
quella bella ragazza. - Cos'hai fatto? - le disse, sottovoce, - se la Fata se
n'accorge ci fa morire tutt'e due.
- Ma io voglio liberarti dall'incantesimo! - gli disse, anche lei
pianissimo, la figlia del Re. - Insegnami cosa devo fare.
- Non è possibile, - disse il giovane. - Per liberarmi ci vorrebbe
una ragazza che m' amasse e fosse pronta a morire per me.
La Principessa disse: - Sono io quella ragazza! Intanto che si
svolgeva questo dialogo dentro la scorza di granchio, la Fata si era seduta in
groppa, e il giovane manovrando le zampe del granchio come al solito, la trasportava
per le vie sotterranee verso il mare aperto, senza che essa sospettasse che
insieme a lui era nascosta la figlia del Re. Lasciata la Fata e tornando a
nuotare verso la peschiera, il Principe - perché era un Principe spiegava alla
sua innamorata, stretti insieme dentro la scorza di granchio, cosa doveva fare
per liberarlo: - Devi andare su uno scoglio in riva al mare e metterti a
suonare e cantare. La Fata va matta per la musica e uscirà dal mare a
ascoltarti e ti dirà: «Suoni, bella giovane, mi piace tanto>>. E tu
risponderai: « Sì che suono, basta che lei mi dia quel fiore che ha in
testa". Quando avrai quel fiore in mano, sarò libero, perché quel fiore è
la mia vita.
Intanto il granchio era tornato alla peschiera e lasciò uscire
dalla scorza la figlia del Re.
Il vagabondo era rinuotato via per conto suo e, non trovando più
la Principessa, pensava d'essersi messo in un bel guaio, ma la giovane
ricomparve fuori dalla peschiera, e lo ringraziò e compensò lautamente. Poi
andò dal padre e gli disse che voleva imparare la musica e il canto. Il Re, che
la contentava in tutto, mandò a chiamare i più gran musici e cantanti a darle
lezioni.
Appena ebbe imparato, la figlia disse al Re: - Papà, ho voglia
d'andare a suonare il violino su uno scoglio in riva al mare.
- Su uno scoglio in riva al mare? Sei matta? - ma come al solito
la accontentò, e la mandò con le sue otto damigelle vestite di bianco. Per
prevenire qualsiasi pericolo, la fece seguire da lontano da un po' di truppa
armata.
Seduta su uno scoglio, con le otto damigelle vestite di bianco, su
otto scogli intorno, la figlia del Re suonava il violino. E dalle onde venne su
la Fata. - Come suona bene! - le disse. - Suoni, suoni che mi piace tanto! La
figlia del Re le disse: - Sì che suono, basta che lei mi regali quel fiore che
porta in testa, perché io vado matta per i fiori.
- Glielo darò se lei è capace d' andarlo a prendere dove lo butto.
- E io ci andrò, - e si mise a suonare e cantare. Quando ebbe
finito, disse: - Adesso mi dia il fiore.
- Eccolo, - disse la Fata e lo buttò in mare, più lontano che
poteva.
La Principessa lo vide galleggiare tra le onde, si tuffò e si mise
a nuotare. - Padroncina, padroncina! Aiuto, aiuto! - gridarono le otto
damigelle ritte sugli scogli coi veli bianchi al vento. Ma la Principessa
nuotava, nuotava, scompariva tra le onde e tornava a galla, e già dubitava di
poter raggiungere il fiore quando un'ondata glielo portò proprio in mano.
In quel momento sentì una voce sotto di lei che diceva: - Mi hai
ridato la vita e sarai la mia sposa. Ora non aver paura: sono sotto di te e ti
trasporterò io a riva. Ma non dire niente a nessuno, neanche a tuo padre. Io
devo andare ad avvertire i miei genitori ed entro ventiquattr'ore verrò a
chiedere la tua mano.
- Sì, sì, ho capito, - lei gli rispose, soltanto, perché non aveva
più fiato, mentre il granchio sott' acqua la trasportava verso riva.
Così, tornata a casa, la Principessa disse al Re che s' era tanto
divertita, e nient' altro.
L'indomani alle tre, si sente un rullo di tamburi, uno squillo di
trombe, uno scalpitìo di cavalli: si presenta un maggiordomo a dire che il
figlio del suo Re domanda udienza.
Il Principe fece al Re regolare domanda della mano della
Principessa e poi raccontò tutta la storia. Il Re ci restò un po' male perché era
all' oscuro di tutto; chiamò la figlia e questa arrivò correndo e si buttò
nelle braccia del Principe: - Questo è il mio sposo, questo è il mio sposo! - e
il Re capì che non c' era altro da fare che combinare le nozze al più presto.