Titino
Carrara, Carlo Presotto, Silvia Roncaglia
Il Pescatore
La Serva
Il Re
Il Vagabondo
Il Principe
I pesci della peschiera
Le voci della conchiglia
(sullo
schermo posteriore, poco più che una striscia di orizzonte, vediamo una antica
mappa, con case e barche da pesca. Mentre lontano si sentono le note della
musica di una festa)
NARRATORE
– C’era una volta la laguna.
La
laguna non è un luogo, è un tempo, uno spazio che muta ogni sei ore.
Non
è acqua e non è terra, ma è il tempo che trascorre tra acqua e terra.
Un
tempo che sale e che scende a coprire e scoprire profili, miraggi di terre:
barene…
È
terra che va al mare e mare che va alla terra.
La
laguna è un incontro.
(l’immagine
della mappa all’orizzonte scorre lentamente: ci solleviamo con lei fino a
sorvolare i riflessi del sole sull’acqua)
Questo
è il luogo dove si semina il mare e si allevano pesci come mandrie acquatiche:
cefali,
passere, orate, anguillini.
Qui
il mare è fertile come terra, e la terra mobile e instabile come mare.
La
laguna è un confine che sconfina.
Non
è né terra né mare.
E’
un riflesso d’acciaio all’orizzonte.
così preparo la gran raccolta.
Aro e preparo la terra al mare,
qui mille pesci dovranno entrare.
Preparo e aro un bel giardino
per incantare ogni pesciolino
e poi non resta che l’attesa,
basta lasciare la rete tesa:
entrano pesci, vi restano prede,
orecchio ascolta e occhio non vede.
(comincia
a raccontare alla conchiglia una storia)
(depone
la conchiglia vicino ad un pescatore addormentato)
FATA DEL MARE – (sottovoce)
Una volta… c’era un pescatore
che non riusciva mai a pescare abbastanza…
FATA DEL MARE – … da comprare
la polenta per la sua famiglia.
PESCATORE – Eh...?
NARRATORE
– E aveva tre figlie...
PESCATORE – ... e aveva tre
figlie.
NARRATORE
– E una moglie…
PESCATORE – … e una moglie.
FATA DEL MARE – E andava via
e veniva a casa...
NARRATORE
– … come i suoi pensieri.
FATA DEL MARE – E non era mai
buono di portare a casa un lombardo. (consegnata la storia, la Fata del
Mare si ritira)
PESCATORE – Un lombardo...?
NARRATORE
– Manco una lira.
PESCATORE – Ah, una lira.
NARRATORE
– Un giorno fra gli altri, se ne va a pescare. (il pescatore va alla barca
e armeggia con corde e reti) Cala
giù la rete...
NARRATORE
– …cala giù la rete...
PESCATORE – ... cala giù
la rete!
NARRATORE
– E sente un gran peso...
PESCATORE – Oh…! Non ce la
faccio a tirarla su!
NARRATORE
– …che non ce la fa a tirarla su.
PESCATORE – E tira… tira…
(issa con molta fatica una vela)
NARRATORE
– E tira, tira, tira…
NARRATORE
– E tira, tira, tira…
NARRATORE
– E tira, tira, tira…
(sulla
vela appare il contorno luminoso di un grosso granchio)
NARRATORE – E finalmente… viene su un granchio, ma così
grande, ma così grande…
NARRATORE
– … che con due occhi non si poteva vederlo tutto intero.
NARRATORE
– … che con due occhi non si poteva vederlo tutto intero!
PESCATORE – Orca! Guarda
che pesca ho fatto oggi! Finalmente posso comprare la polenta per le mie bambine.
NARRATORE
– E tutto contento si carica il granchio in spalla.
NARRATORE
– Corre a casa.
PESCATORE – Moglie… Guarda
qua che meraviglia! Adesso vado a vedere se la fortuna mi dà da venderlo.
Tu intanto metti su la caldiera grande
per la polenta.
NARRATORE
– Si mette il vestito della festa.
NARRATORE
– E si fa bello.
NARRATORE
– Si pettina e si liscia i capelli.
PESCATORE – (lisciandosi
la testa) …olio della frittura di pesce. (sale sulla barca e parte.
All’orizzonte compare il porto affollato di vele)
NARRATORE
– Si carica il granchio in spalla e va.
NARRATORE
– E voga, voga, voga…
PESCATORE – Oh, basta vogare!...
Siamo arrivati al palazzo del Re! (sul fondo appare il palazzo del Re)
Orca quante porte… e adesso… da quale porta è che bisogna entrare?
Busso al battente del gran portone… (l’eco dei colpi al portone dà l’avvio
alla musica del palazzo del Re)
NARRATORE
– E subito s’affaccia al balcone la serva.
SERVA
– Chi sei? Cosa vuoi?
PESCATORE – Sono venuto a
parlare con Sua Sacra Maestà Re.
SERVA – Ma cos’è ‘sta puzza?...
Pesce… marcio?
PESCATORE – (si passa
le mani sui capelli e annusa) Fritto, e allora? Sono venuto a mostrare a Sua Sacra Maestà questa
gran meraviglia. (mostrando il granchio)
SERVA – Orca che pesca! Va proprio
bene per la figlia del Re.
PESCATORE – Per la Principessa…?
Quella un po’…
SERVA – Oh, ma sei matto?
È solo un po’ fissata, ha la mania.
PESCATORE – Ma… allora è
vero… che sta tutto il giorno… con i pesci?
SERVA – Si, ma ssstttt…! Sta
tutto il tempo in giardino, ad ascoltare i pesci… che cantano.
PESCATORE – I pesci che cantano,
in giardino…? Sugli alberi?
SERVA – Sssttt… No. Li tiene
nella sua peschiera, dentro il giardino. Di tutte le specie: strani… tondi,
lunghi, verdi, rossi… strani.
PESCATORE – E sta tutto il
giorno a sentirli… cantare?
SERVA – Cantare.
PESCATORE – I pesci?
SERVA – I pesci.
PESCATORE – E’ matta.
SERVA – No, è fissata.
PESCATORE – Ah… Va bene.
Allora posso andare da Sua Sacra Maestà Re?
SERVA – Adesso scendo ad aprire
il portone… (scende ad aprire il portone) Ma che odore di pesce marcio! (via)
PESCATORE – Fritto,
e allora?… Ma guarda ‘sta serva: una spussetta! Come se fosse lei il Re!
(si
rimette il granchio in spalla e va in cerca del Re per le grandi sale del
palazzo. Sullo schermo all’orizzonte compaiono i volti severi dei dignitari
di corte)
Re,
Pescatore
RE – (sempre parlando
da solo) Il Re deve avere barche sicure per pescare e difendere… il Re
deve far mangiare gli uomini del regno, deve lavorare mattina e sera… e poi
non gli resta più tempo per la figlia, la Principessa.
PESCATORE – Permesso? (vede
il Re e non lo riconosce) Scusi…
per caso ha visto il Re?
PESCATORE – Orca!… Ho da
vendere una gran meraviglia.
PESCATORE – No! Il Re… Il
Re è un… Non lo so, non l’ho mai visto. Tu l’hai visto?
PESCATORE – (ride) Povero Re…? Non sa più che pesci pigliare?
Sfido io, quella lì per i pesci… (il Re lo guarda storto) …è fissata.
PESCATORE – Anche mia moglie
per chiedere chiede, ma…
PESCATORE – No, beh… veramente
anche la pancia è sempre vuota.
PESCATORE – Si, beh… ma io
sono solo un pescatore.
RE – (annusa) E si
sente!
PESCATORE – Ma adesso ho
preso un granchio bellissimo…
RE – Hai proprio preso un
granchio se credi di vendere al Re la tua scorza che puzza!
PRINCIPESSA – (rimproverando
il padre irrompe in scena portando con sé la boccia di vetro dei pesciolini)
Padre Re! Questo mancava nella mia peschiera, devi comperarmelo assolutamente.
(al pescatore) Dove l’hai pescato? Non ho mai visto una meraviglia
come questa.
RE – Oh il mio tesoro, la mia gioia… la mia figliola,
la Principessa!
PRINCIPESSA – Padre Re!
PESCATORE – (piano fra
sé) La Principessa matta fissata… Padre Re? Ma… Sacra Maestà! (si prostra,
avendo capito di essere in presenza del Re)
RE – Taci!… (alla figlia)
Cara, hai lasciato i tuoi bei
pesciolini e sei venuta a trovare papà?
PRINCIPESSA – Perché non mi
hai fatto chiamare immediatamente?
RE – Immediatamente… perché?
PESCATORE – Sacra Maestà
per il…
PRINCIPESSA – Taci!… (al
padre) Meno male che è corsa a dirmelo subito la serva.
RE – A dirti cosa?
PRINCIPESSA – Taci!... (al
padre) È bellissimo: lo voglio,
assolutamente lo voglio.
RE – Assolutamente... ma
che cosa?
RE – Che cosa vuoi?
PESCATORE – (indica il
granchio) Il granchio. E allora, vado al mercato?
RE – Ma quale mercato?
Non hai sentito? Mia figlia lo vuole!
PESCATORE – Cosa? (ironico)
“La scorza che puzza”?
RE – Vuole assolutamente
quel… crostaceo.
PRINCIPESSA – E allora, Padre
Re?
PESCATORE – E allora, Maestà
Re? (tende la mano al Re)
RE – Bravi, bravi… Porta
“immediatamente” quel granchio in giardino.
PRINCIPESSA – E sistemalo “immediatamente” nella mia peschiera.
PESCATORE – “Immediatamente”…
insieme a tutti gli altri pesci.
PRINCIPESSA – Sì.
PESCATORE – Rossi, verdi, gialli…
RE – Sì!
PESCATORE – Strani.
RE e PRINCIPESSA – Sì!
PESCATORE – Immediatamente…
Salute alle Sacre Maestà.
RE – Darei tutti miei tesori
per il mio bel tesoro! (via)
PESCATORE – (ammaina la
vela e la figura luminosa del granchio svanisce dalla vela nel tempo impiegato
dal pescatore per ammainarla)
PRINCIPESSA – (osserva imbambolata
l’immagine della peschiera sull’orizzonte)
PESCATORE – (guarda la
Principessa, poi scuote la testa sorridendo) I pesci… nella peschiera…
che cantano? E’ matta!
NARRATORE
– Ma adesso basta parlare del pescatore. Non serve più.
PRINCIPESSA – (canta) Oh quante belle triglie, madama Dorè, oh quante belle
triglie…(rivolta ai pesci come se parlasse a dei bambini piccoli)
Certo che cantano i miei pesciolini. Vero pesciolina bella che canti per
la Principessina? (canta) Il Re ne comanda una, madama Dorè, il Re
ne comanda una… (rivolta al granchio) E tu bel granchio… cos’hai da
guardarmi…? Lo sai che sei proprio un bel granchio? Il più bello che abbia
mai visto… (sospiro)
(sull’orizzonte
compaiono i pesciolini della peschiera)
PESCE
ROSSO – La Principessa non si stanca mai di guardare quel granchio.
PESCE
VERDE – Da quando è arrivato quello, non si allontana più dalla peschiera.
PESCE
ROSSO – E anche lui, quel crostino crostaceo di un granchio, non le toglie
mai quegli occhiacci da pesce lesso di dosso.
PRINCIPESSA – Che occhi tristi che hai... perché non mi racconti mai niente?
PESCE
VERDE – La senti? Mi ha detto la sogliola che tutti i giorni a mezzogiorno
il granchio sparisce: "Sapessi dove andasse… ma nessuno lo sa!"
PRINCIPESSA – Non ti piace la
mia peschiera? Preferivi forse finire al mercato?
PESCE
VERDE – Magari!
PESCE
ROSSO – Ma dai! La Principessa è tristissima
quando non lo vede. (sospiro)
PESCE
VERDE – E quando battono le tre… quel brutto coso con tutte quelle chele sbuca
fuori di nuovo.
PESCE
ROSSO – E la Principessa… le torna il sorriso. È innamorata come una triglia!
(sospiro)
PESCE
VERDE – Ma sei tu una triglia.
PESCE
ROSSO – Ah già… ma io non sono mica innamorato. (canta) Oh quante belle
triglie, madama Dorè…
PRINCIPESSA – (al granchio)
Ehi, ehi... ma dove vai? Torna qui immediatamente! Ecco, è mezzogiorno
e se n'è andato... anche oggi… (canta) Oh quante belle triglie madama
Dorè… oh quante belle triglie…
(il
gran rumore del battente del portone sospende l’azione. Si sente una musica
sospesa)
VAGABONDO – (Pone una benda sugli occhi della Principessa) Ehi del palazzo!
C’è nessuno in questa casa?
PRINCIPESSA – Chi sei? Dove
sei? Sei un pescatore?
VAGABONDO – No, bella giovane.
Sono un vagabondo, senza regole come il vento.
PRINCIPESSA – Chi ti ha fatto
entrare? Hai portato un pesce per la mia peschiera?
VAGABONDO – No, bella giovane.
Io sogno, e per sognare dormo e chi dorme non piglia pesci.
PRINCIPESSA – Allora non hai
niente per me!
VAGABONDO – No, ma forse
tu hai qualcosa per me.
PRINCIPESSA – Io?
VAGABONDO – Chiedo la carità,
puoi darmi qualcosa?
PRINCIPESSA – (si toglie
la benda dagli occhi e lo guarda delusa) Un vagabondo… prendi, ti regalo
questo anello… (glielo lancia)
VAGABONDO – (giocando
con l’anello lo fa cadere casualmente nella peschiera. Si sente un gran tonfo
nell’acqua) Oh, povero me: è caduto nella peschiera.
PRINCIPESSA – Ma... l’anello!
VAGABONDO – Ora devo andare
a ripescarlo. (si tuffa nella peschiera. Musica subacquea. Nel buio vediamo
apparire sull’orizzonte l’immagine del vagabondo che nuota sott’acqua) Sotto, sempre più sotto, e giù, sempre più
giù, nell’acqua profonda del fondo della peschiera. E c’è una caverna. E dentro
la caverna c’è un corridoio… e c’è una luce in fondo… e il corridoio si allarga…
e l’acqua è calda, sempre più calda… e la corrente è forte, sempre più forte…
finché sbuco… in una grande grotta sotto il mare. Tutta luce; mille colonne
tutt’intorno chiudono la grotta e al centro… una grande tavola imbandita.
(vede la conchiglia della Fata e la prende) Sto lì, perso in questo incanto…Tutt’intorno
comincia un grande ribollire, come quando si tira su la rete, e i pesci sono
più dell’acqua, e vorrebbero avere le ali degli uccelli per volare via.
Ho
avuto paura: mi sono nascosto dietro una colonna, più piccolo che ho potuto,
e da lì dietro ho visto una cosa incredibile.
così preparo la gran raccolta.
Tendo le reti e catturo le prede,
ho preso un granchio, qualcuno lo crede?
Batto bacchetta e pesto il piede
e alla mia mensa un Principe siede.
(l'immagine
del granchio svanisce rivelando la figura umana del Principe)
FATA DEL MARE – Ben trovato
Principe, anche oggi, ben trovato.
PRINCIPE – Ben trovata a te,
Fata del Mare, come ogni giorno, ben trovata.
FATA DEL MARE – E allora… cosa
vuoi di buono oggi, che batto bacchetta e te la faccio comparire?
PRINCIPE – (sospira) Lo
sai, l’unica cosa che voglio è quel fiore, la mia libertà.
FATA DEL MARE – Anche tu lo
sai: solo una ragazza che ti amasse potrebbe liberarti.
PRINCIPE – Ma chi vuoi che ami
un granchio?
FATA DEL MARE – Eh già!… Di
che ti lamenti: ti proteggo, ti sorveglio, ti preparo ottimi pranzetti e ogni
giorno faccio tutto questo per te, solo per te.
PRINCIPE – Questa vita non è
la mia vita.
FATA DEL MARE – Però sei vivo…
per ora. Attento Principe: o mangiare o essere mangiato! E adesso torna nella
tua scorza, Principe! Sarai qui domani, alla stessa ora.
(trasforma
di nuovo il Principe in granchio. Poi svaniscono)
PRINCIPESSA – (come se il
tempo non fosse passato, riprende a parlare col vagabondo. Porta con sé la
boccia di vetro dei pesciolini) Non ci credo, assolutamente! Un canale
segreto… sul fondo della mia peschiera? E tu, vagabondo, vorresti farmi credere
di aver nuotato fino al mare?
VAGABONDO – Sì, bella giovane!
Fino alla grotta della Fata del Mare. (mostra l’anello che ha riportato
dalla nuotata)
PRINCIPESSA – Non ci credo.
Assolutamente!
VAGABONDO – Ah, no?
PRINCIPESSA – No!
VAGABONDO – Allora guarda
cosa ti ho portato da laggiù! (mostra la conchiglia che ha portato via
dalla grotta della Fata del Mare)
NARRATORE
– Adesso basta parlare del vagabondo.
Lui ha aperto la porta, ora tocca alla Principessa. (il vagabondo svanisce)
PRINCIPESSA – (non si è accorta
di nulla) Un Principe stregato!? Figurarsi…! (cerca il vagabondo) Ma
dove è andato? È sparito?… Voglio assolutamente vedere con i miei occhi. E
se quel vagabondo si fosse inventato tutta la storia? E se la Fata del Mare
mi dovesse scoprire? Se quel granchio è un Principe devo assolutamente liberarlo.
Domani a mezzogiorno andrò da lui.
PRINCIPESSA – (vediamo l’immagine
attraverso un velo che rende liquido il suo viaggio) Sotto, sempre più sotto, giù, sempre più
giù, in acqua… sotto, sotto. Ecco
il canale… e là in fondo c’è la luce… e il canale si allarga… e la corrente
mi trascina via. L’acqua è sempre più calda, la corrente sempre più forte.…
Ecco la grotta.
(riappare
la Fata del Mare con il Principe)
FATA DEL MARE – E adesso che
hai mangiato, torna nella tua scorza, Principe!
PRINCIPESSA – (non vista,
si nasconde dentro il guscio del granchio)
FATA DEL MARE – (al Principe)
Sarai qui domani, alla stessa ora! (canta sommessamente mentre il Principe
entra nel suo guscio dove scopre la Principessa)
(nel
guscio del granchio)
NARRATORE – La Principessa riemerse dall’acqua della
peschiera.
NARRATORE
– Corse da suo padre il Re.
PRINCIPESSA – Padre Re! (gli
consegna la boccia di vetro) Voglio assolutamente imparare la musica!
NARRATORE
– Il Re la accontentava sempre in tutto.
RE – Ma certo, figlia mia,
tutto quello che desideri, immediatamente!
PRINCIPESSA – Voglio che mandi
a chiamare i più grandi musicisti perché me la insegnino!
RE – Ma certo, figlia mia,
tutto quello che desideri, immediatamente. (ordinando) Uomini! Vogate
con le barche più veloci in ogni valle! La Principessa vuole imparare la musica!
Voglio a palazzo i musici migliori del mio regno!
NARRATORE
– E ogni giorno, per molti giorni, passando attraverso il gran portone, invadevano
il palazzo gli strumenti più strani.
PRINCIPESSA – Spinette, virginali
e clavicordi; salteri, arpanette e ghironde… Dove troverò la musica per incantare
la Fata del Mare?… Viole da gamba, da spalla, d’amore…(con dispetto perché
non ottiene risultati) cetre,
liuti e tiorbe! (sconsolata) Non c’è uno strumento che fermi il vento.
Non serve suonare, non si ferma il mare. (si siede sul bordo della peschiera)
(sull’orizzonte
compaiono i pesciolini)
PESCE
ROSSO – Sono molto preoccupato per
la Principessa.
PESCE
VERDE – Anch’io: è la seconda volta che si dimentica di darci da mangiare.
Diventerò secco come un’acciuga.
PESCE
ROSSO – Beh? Cos’hai tu con le acciughe?.
PESCE
VERDE – Scusa, scusa… È che siete sempre così… così… sottolio!
PESCE
ROSSO – Sai cos’è? È l’amore… smack, smack. Altro che sottolio!
PRINCIPESSA – Sono mesi che
suono seduta qui sul bordo della peschiera. Non ce la farò mai!Come faccio
a incantare la Fata del Mare se neanche voi mi state a sentire?
PESCE VERDE – Tutta colpa di quel granchio!
PESCE
ROSSO – Così triste non l’avevo mai
vista, poverina.
PESCE
ROSSO – Non mangia più, non dorme più.
PESCE
VERDE – Giorno e notte sempre qui a suonare tutta quella robaccia.
PRINCIPESSA – Qual è la musica che incanta? Insegnatemi, ditemelo voi!
PESCE
ROSSO – Quando ero libero, potevo sentire il canto del mare.
PESCE
VERDE – Ah, sì, che bello fare le capriole in mezzo alla schiuma delle onde.
PESCE
ROSSO – E il vento, ti ricordi come soffiava il vento!
PRINCIPESSA – Aiutatemi, per favore!
PESCE VERDE – Magari potessimo!
PESCE ROSSO – Siamo chiusi qui dentro da troppo tempo.
L’abbiamo dimenticato.
PESCE
VERDE – Eh, già, l’abbiamo proprio dimenticato… (svanisce l’immagine della
peschiera e l’orizzonte diventa un cielo)
PRINCIPESSA
– Ormai ho provato a suonare tutti gli strumenti del regno. Nessuno riesce
a placare le onde del mare e a far tacere il vento… (guarda la conchiglia,
sconsolata la porta all’orecchio e non sente nulla; tutt’attorno si alzano
le onde al suono della musica del mare)
NARRATORE
– Nessuno dei tuoi amici pesci ti potrà aiutare. Lascia il tuo giardino e
vai, sola, ad affrontare il mare.
PRINCIPESSA – Padre Re, voglio
andare - sola - a suonare sulla riva del mare.
NARRATORE – Principessa, stai attenta a non bagnarti
il vestito.
NARRATORE
– Guarda dove cammini… gli scogli sono traditori.
NARRATORE
– Se sale ancora, la marea ti strappa via dallo scoglio.
NARRATORE
– Attenta: là fuori le onde sono vere!
PRINCIPESSA – (le onde ora
sono alte, la musica ha un volume quasi fastidioso. La Principessa guarda
la conchiglia che tiene fra le mani: nessun suono ne esce. Poi prova a soffiarci
dentro: ne esce una sorta di respiro amplificato, poi un suono debole, poi
sempre più profondo, mentre attorno avviene una trasformazione: le onde si
placano. La Principessa ora si trova su di uno scoglio davanti al mare aperto.
Richiamata dal suono, appare la Fata e lei smette di suonare)
FATA DEL MARE – (porta con
sé il solito ramo secco sul quale sboccia un grande fiore bianco) Non
smettere di suonare bella giovane, continua a suonare per me. Questo suono
mi incanta.
PRINCIPESSA – Certo che suonerò
per te. Suonerò ancora, se tu mi darai questo fiore. Questo fiore mi incanta.
FATA DEL MARE – Ti darò il
fiore. Ma perché sia tuo dovrai andare a coglierlo in mezzo al mare… dove
io lo lancerò.
PRINCIPESSA – E io lo farò.
FATA DEL MARE – Sarà tuo… se
ci riuscirai. (ride)
PRINCIPESSA – (si porta la
conchiglia alle labbra e soffia di nuovo, si sente la musica del mare)
FATA DEL MARE – (lancia
il fiore in mezzo al mare attirandovi la Principessa)
PRINCIPESSA – (si getta in
mare, sull’orizzonte vediamo la sua immagine che nuota, cerca di raggiungere
il fiore, ma ogni volta che sta per afferrarlo, il fiore si allontana)
FATA DEL MARE – Su Principessa, nuota sull’onda,
poi dentro l’acqua piano sprofonda.
Aria, risali e riprendi fiato,
ma il fiore ancora non hai afferrato,
è sempre un’onda più avanti di te,
ci son mille pesci ma non c’è il tuo Re.
Dovrà cercarti sul fondo del mare,
…Vieni giù, sempre più giù…
Vieni con me… riposati.
PRINCIPESSA – (sta ormai
per sprofondare nel mare quando un’onda le posa in mano il fiore)
NARRATORE
– Ma quando la Principessa disse…
PRINCIPESSA – Questo è il mio
sposo…
NARRATORE
– …il Re capì che non aveva altro da fare che celebrare le nozze. Immediatamente.
FATA DEL MARE – Aro e
preparo la terra al mare,
qui mille pesci dovranno entrare.
Preparo e aro un bel giardino
per incantare ogni pesciolino…
NARRATORE
– C’era una volta la laguna.
NARRATORE
– La laguna non è un luogo, è un tempo, uno spazio che muta ogni sei ore.
NARRATORE
– Non è acqua e non è terra, ma è il tempo che trascorre tra acqua e terra.
NARRATORE – Un tempo che sale e che scende a coprire
e scoprire profili, miraggi di terre: barene…
NARRATORE
– E’ terra che va al mare e mare che va alla terra.
NARRATORE
– La laguna è un confine che sconfina.
NARRATORE
– Vive ancora, fra la terra e il mare.
NARRATORE
– E’ un riflesso d’acciaio all’orizzonte
(l’immagine
sull’orizzonte ci porta poco a poco a sorvolare i riflessi dell’acqua, mentre
lontano sentiamo la musica di una festa, la stessa che abbiamo ascoltato all’inizio
dello spettacolo)
FINE
Il
Pescatore
Il
Re
Il
Vagabondo
Il
Principe
I
pesci della peschiera
Le
voci della conchiglia
Noi
l’abbiamo realizzato in tre, con l’aiuto di alcuni oggetti per cambiare personaggio
e con l’aiuto di una telecamera ed un videoproiettore. Se siete in tanti,
prendete ciascuno una parte che vi assomiglia, o che vi interessa, o che vi
capita a sorte.
La
parte del narratore può essere suddivisa tra due o più attori. Anche i pesciolini
possono essere di più, basta non facciano
troppa confusione.
E
la telecamera cosa c’entra? Noi l’abbiamo collegata al videoproiettore (ma
voi potete collegarla anche ad un televisore) abbiamo tolto la cassetta, l’abbiamo puntata verso un piano di lavoro
illuminato, a venti centimetri dall’obiettivo, e ci abbiamo fatto passare
sotto, in vari momenti della storia, cose preziose: sullo schermo all’orizzonte
vedevamo conchiglie giganti, carte nautiche, vecchi disegni di navi e antichi
mosaici.
Il
narratore di turno prendeva posto dietro la telecamera, e muoveva gli oggetti
dando loro la voce (come si fa con i burattini). Questa tecnica si chiama
teleracconto ed è stata scoperta da un nostro amico che si chiama Giacomo
Verde.
Ma
come si fa a far nuotare i personaggi senza allagare il teatro? Anche qui
ci ha aiutato la telecamera. Ruotandola di novanta gradi, una persona in piedi
che allunga le mani per afferrare qualcosa sopra la sua testa, la si vede
in posizione orizzontale e sembra nuotare. Provare per credere, anche se per
ottenere buoni risultati bisogna dedicarci un sacco di tempo.
Per
i diversi personaggi, i nostri attori usano anche una serie di oggetti strani.
Non si cambiano tutto il costume, ma aggiungono o tolgono dei segni
precisi:
-
il Pescatore ha i pantaloni arrotolati ed una vecchia coperta sulle spalle
per quando piove
-
la Fata del Mare indossa un mantello di alghe ed ha una bacchetta magica:
un ramo secco dal quale nasce un fiore bianco
-
la Principessa veste un gilet prezioso e porta sempre con sé una boccia di
vetro illuminata
-
la Serva ha un turbante a ciambella sulla testa, e agita continuamente un
rumoroso setaccio pieno di conchiglie
-
il Re è senza corona, per questo il
pescatore non lo riconosce, ma regge il suo scettro, un lungo bastone
-
il Vagabondo ha un gilet un po’ sbrindellato, uno strano cappellino ed una
sciarpa svolazzante
-
il Principe veste una preziosa camicia bianca ricamata
-
i Narratori sono vestiti in maniera da non farsi troppo notare.
I
pesciolini del nostro spettacolo nuotano sotto la telecamera, mossi con due
bastoncini da un narratore che presta loro la voce.
Quando
verrete a teatro a vedere lo spettacolo non aspettatevi palazzi di cartapesta
o scene dipinte.
Noi,
con l’aiuto di alcune vele, una passerella di vecchie assi, alcuni graticci
e delle canne di bambù, corde e carrucole, abbiamo giocato con la nostra immaginazione
e con quella di chi ci verrà a trovare.
Quando
racconterete voi la storia, guardatevi in giro e usate tutto quello che può
ricordare il mare.
Se
avete immaginazione, anche da come salite su un tappeto potete raccontare
che vi imbarcate su una nave.